lunedì 6 novembre 2017

I VINCITORI DEL PREMIO LI OMINI BONI DESIDERANO SAPERE PER LA COMUNICAZIONE E PREMIO BERNI PER IL CRONISTA TOSCANO 2017




Naturalmente li omini boni desiderano sapere.



So che molti diranno questa essere opra inutile, e questi fieno quelli de' quali Demetrio disse non faceva conto più del vento, il quale nella lor bocca causava le parole, che del vento ch'usciva dalle parte di sotto; uomini i quali hanno solamente desiderio di corporal ricchezze, diletto, e interamente privati di quello della sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell'anima; perché quant'è più degna l'anima che ‘l corpo, tanto più degni fien le ricchezze dell'anima che del corpo. (Lionardo)


COMUNICATO STAMPA



LI OMINI BONI DESIDERANO SAPERE PREMIO PER LA COMUNICAZIONE E  LEONARDO BERNI PER IL CRONISTA TOSCANO.



I NOMI DEI VINCITORI PER LA COMUNICAZIONE:

PASSALEVA – CERN (settore scientifico),

FONDAZIONE ZEFFIRELLI (settore artistico),

PIERACCI HARWELL (settore letterario)



PER I CRONISTI TOSCANI

VIOLA CENTI (Corriere Fiorentino) Premio LEONARDO BERNI:

MAURO LUBRANI, scrittore e giornalista (La Nazione)  Premio VINCI NEL CUORE



LA CERIMONIA CONCLUSIVA SI SVOLGERÀ A VINCI DOMENICA 26 NOVEMBRE 2017, ALLE ORE 16,00 PRESSO IL TEATRO DELLA MISERICORDIA, IN VIA PIERINO 35

Il Comitato organizzatore costituito dall’Associazione Vinci nel Cuore in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Vinci, il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti toscani e dell’Associazione Stampa toscana, comunica i nomi dei vincitori della quarta edizione del Premio per la Comunicazione e per i Cronisti toscani.



Per il Premio Li omini boni desiderano sapere dedicato alla comunicazione la commissione, presieduta dal giornalista Mauro Banchini, sulla base anche delle oltre quaranta segnalazioni pervenute da giornalisti e operatori culturali del territorio empolese, ha scelto i premiati nell’ambito di tre specifici settori, come da regolamento.





Per il settore scientifico:

Giovanni Passaleva, uno scienziato fiorentino che dal 1 luglio scorso è il nuovo coordinatore (spokesperson) della collaborazione internazionale LHCb,  presso il CERN di Ginevra. Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-INFN dal 1997, Passaleva è entrato nel 2000 nella collaborazione LHCb ( l'acceleratore di particelle più grande e potente mai costruito)  di cui è attualmente alla guida. Proprio dopo pochi giorni dalla sua nomina, ha fatto notizia la scoperta di un nuovo tipo di particella chiamata con una lettera dell’alfabeto greco (detta anche barione raddoppiato). Una conferma della validità della scuola italiana di fisica nucleare, eccellenza nel mondo. 



Per il settore artistico:

Franco Zeffirelli Fondazione: un personaggio e una nuova istituzione fiorentina, che non hanno bisogno di presentazioni,  rappresentando nel mondo l’arte e la cultura italiana. La famiglia paterna di Zeffirelli è peraltro vinciana, con parentele nei secoli passati con i “da Vinci”; una doppia motivazione, a significare un legame di lunga durata tra due personalità che, a distanza di secoli, hanno rappresentato il genio fiorentino e italiano.


 

Per il settore letterario:

Margherita Pieracci Harwell, una vinciana “di ritorno”, dopo una brillante carriera accademica presso l’Università dell’Illinois a Chicago (1969-2004) è tornata a vivere nel suo paese natale, Vitolini. Come docente di letteratura italiana moderna e contemporanea ha fatto conoscere negli USA i poeti e letterati italiani (Ignazio Silone, Anna Banti, Anna Maria Ortese, Margherita Guidacci, Cristina Campo) con molti dei quali ha intrattenuto bellissimi epistolari, oggi diventati libri, documenti fondamentali per la letteratura italiana del Novecento (tra i molti si ricordano le “Lettere a Mita” di Cristina Campo, della quale ha curato l’opera dal 1987 al 2012).



Per i premi dedicati a cronisti, la commissione ha assegnato :




Premio Berni 2017 per un cronista toscano emergente alla giornalista Viola Centi del Corriere Fiorentino,  per l’attività professionale svolta, sempre con punti di vista e approcci originali su tematiche di forte impatto sociale ed emotivo.



Premio Speciale Vinci nel Cuore dedicato a “un cronista e una città” a Mauro Lubrani, giornalista e scrittore, caporedattore per decenni del quotidiano La Nazione di Montecatini Terme e Valdinievole,  per avere raccontato il presente della sua città attraverso le pagine del giornale e il passato con importanti libri e documenti dedicati alla sua storia e ai personaggi che l’hanno amata e vissuta.



La cerimonia conclusiva, con il patrocinio della Regione Toscana,  alla presenza dei rappresentanti degli altri enti patrocinanti e delle autorità, si svolgerà domenica 26 novembre 2017 alle ore 16,00, presso il Teatro di Vinci (o della Misericordia) in via Pierino n. 35.



Il Comitato Organizzatore ringrazia tutti coloro che hanno partecipato all’evento mandando le segnalazioni, quest’anno arrivate in gran numero. Tra i tanti, piace segnalare i giornalisti della redazione del giornale on line, GONEWS di Empoli, che proprio in questi giorni stanno festeggiando i loro primi dieci anni di attività.



Da quest’anno, la Fondazione SESA, altra importante istituzione del  territorio, patrocina il Premio per la Comunicazione.



Collaborano alla realizzazione di questa edizione e alla serata finale l’Associazione Culturale Orizzonti, la Pro Loco Vinci; la Fraternita di Misericordia, I soliti Ignoti, il Comitato Dama di Bacco Le Cantine Leonardo e il Consorzio Colline di Vinci, che in concomitanza con la cerimonia conclusiva organizza per le strade di Vinci ( con inizio dalle ore 10) la XXIV edizione di Sapori e Colori del Montalbano, manifestazione dedicata alle eccellenze enogastronomiche di Vinci e del Montalbano.



Breve nota  di presentazione del Premio Li Omini Boni desiderano sapere e Premio Leonardo Berni per il cronista toscano.



Negli anni Sessanta del secolo scorso, a Vinci, veniva organizzato un concorso giornalistico con il tema “Leonardo e la sua terra”. Su quella memoria storica, quattro anni or sono, il Comitato Vinci nel Cuore ha fondato il premio “Li omini boni desiderano sapere” dedicato alla comunicazione, che rappresenta contemporaneamente la continuità storica e l’apertura alle nuove e molteplici forme di comunicazione.

Sul primo aspetto, non v’è dubbio che il motivo trainante sia stato il ricordo di  LEONARDO BERNI (1924-2012), un cittadino di Vinci, per molti anni corrispondente del quotidiano La Nazione, “cronista” di un piccolo paese toscano, del quale veicolava le notizie e le vicende quotidiane, promuoveva la storia locale e i personaggi, in diretto contatto con la gente del posto.

Proprio in ragione di tale speciale dedica, lo statuto mantiene una connotazione prettamente popolare, sia nella fase organizzativa che conclusiva, rappresentando la cerimonia finale una vera e propria “festa” per tutti i partecipanti, non soltanto per i premiati. Importante è quindi la sezione speciale intitolata a Leonardo Berni, in accordo con la famiglia, istituita per premiare inizialmente i corrispondenti locali, successivamente i giovani cronisti emergenti, di qualsiasi testata giornalistica, che nel corso dell’anno si sono distinti per l’impegno civile, sociale, umano e/o la valorizzazione e promozione della conoscenza, dell’immagine e della storia dei valori della toscanità nel mondo.

Il premio maggiore, volutamente non intestato a Leonardo da Vinci, ma a un suo aforisma “Li omini boni desiderano sapere” è rivolto invece a personalità di rilievo nazionale e internazionale impegnate nell’attività di divulgazione (scientifica, artistica, economica, culturale, storica, letteraria e religiosa), volta alla conoscenza, che è anche “sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell'anima” secondo lo spirito del pensiero leonardesco “naturalmente li omini  boni desiderano sapere”.

La manifestazione mantiene la connotazione territoriale e popolare del riconoscimento attraverso un meccanismo d’interazione e di confronto tra la Commissione tecnica e gli operatori culturali del settore che lavorano stabilmente nel territorio dell’Empolese-Valdelsa.




ASSOCIAZIONE VINCI NEL CUORE

Via La Pira 9 50059 Vinci

9


mercoledì 1 novembre 2017

VINCI RICORDA BIANCA BIANCONI, LA "BIANCA DA VINCI LEONARDESCA"

 Alla scoperta dei cittadini vinciaresi

BIANCA BIANCONI TALLONE 
la «Bianca da Vinci leonardesca» cantata da Pablo Neruda


In questi giorni ci ha lasciato uno dei personaggi della storia del Novecento vinciano. Con grande affetto ricordiamo la figura di Bianca Bianconi e l’incontro con il figlio Enrico Tallone, la nuora Elisa, in occasione della manifestazione Genio & Poesia del marzo 2016. Alberto Tallone, marito di Bianca, è l'inventore dell'omonimo "carattere" nonchè fondatore di una tipografia che ancora oggi realizza i libri come una volta, con la composizione manuale dei caratteri. La casa editrice Tallone è famosa in tutto il mondo, rappresentando una vera e propria eccellenza italiana nel settore dei libri d'arte e da collezione.

Era nata a Vinci nel 1927, dove nel 1950 conobbe Alberto – venuto per mettere a punto l'edizione di "Léonard Architecte" curata da Alberto Sartoris –  che la condusse con sé a Parigi.

Nel periodo parigino, Alberto e Bianca furono protagonisti della vita culturale della ville lumière e la stamperia il punto di riferimento per molti intellettuali, tra i quali Paul Valery (a cui Tallone pubblicò “L’Ange” in prima edizione), Paul Hazard, René Char, la pittrice Mariette Lydis, il poeta-aviatore André Malraux, Daniel Rops, Pierre de Nolhac, André Pézard. E inoltre Giuseppe Ungaretti, Angelo Roncalli (poi Papa Giovanni XXIII°), Eugenio Montale, Mario Bergamo, Luchino Visconti e Vittorio De Sica.

In questo contesto, come scrisse Gianfranco Contini, «Bianca recò ad Alberto sì dolcezza permanente, ma insieme ordine, disciplina, razionalità», promuovendo la pubblicazione di importanti opere, quali la “Divina Commedia” in 24° composta a mano e curata da Francesco Flora («il tipografo alla sua Bianca» reca scritta in dedica), e curando l’organizzazione delle molte esposizioni in diverse città europee, tra le quali a Venezia, Roma, Milano, Verona, Firenze, Torino, Amsterdam, Londra, Madrid.

Il 15 ottobre 1960 l’inaugurazione della nuova sede della casa editrice Tallone in Alpignano, in una terra avita, avvenne alla presenza di Luigi e Giulio Einaudi,   Riccardo Bacchelli, Giovanni Scheiwiller (giunto sulla fida bicicletta da Milano), Gustavo Colonnetti, Libero Lenti, Diana Torrieri, Vittorio Beonio Brocchieri, i cugini pittori Sandro e Guido Somaré, e di tanti amici, estimatori e collaboratori.

Sono di questo decennio l’amicizia e il rapporto professionale con i Premi Nobel Miguel Angel Asturias e Pablo Neruda che definì Alberto “Maestro de la claridad, professor de pureza, héroe del Libro”.

Nel 1968, dopo l'epopea vissuta con Alberto appena scomparso, Bianca fu ricevuta dal presidente De Gaulle all'Eliseo.

Gianfranco Contini scrisse: «Come lampadofori, Bianca, Aldo e Enrico erano pronti a succedergli  e perfino ad affrontare una rivoluzione nell’arte della stampa appena abbozzata al suo tempo. Auguriamoci che si parli un giorno dei Tallone come degli Aldi, dei Giunti, degli Elzeviri».

Nel 1971 Giuseppe Saragat la nominò commendatore per meriti culturali, fu lei che con Alberto a Parigi e dopo la sua scomparsa nel 1968, condusse la casa editrice Tallone.

Nel 1990 riceve dal Presidente del Consiglio il Premio per la Cultura 1990. Bianca in quegli anni arricchisce il catalogo della casa editrice con inediti di diversi autori composti a mano, tra i quali Guido Ceronetti, Elèmire Zolla, Jean-Pierre Rosnay, Elio Fiore; inoltre i testi presocratici greci; i classici latini, Il codice sul volo degli uccelli di Leonardo, i prestigiosi testi della collana metteliana, curati da Carlo Saggio, S. E. Gianfranco Ravasi, Mario Luzi, Carlo Carena, Luca Canali, Giovanni Giudici.

L'Ambasciatore José Goñi nel 2004 venne personalmente a consegnarle da parte del governo cileno la medaglia d'onore in virtù dell'amicizia e in veste di editore di testi inediti nerudiani.  

Il suo epistolario con filologi, scrittori, umanisti e artisti è vastissimo e giunge fino ad anni recenti. Fu lei, ad esempio, che nel 2006 promosse la pubblicazione di 35 poesie inedite di Alda Merini. Da quell’epoca, il figlio Enrico coadiuvato dalla moglie e dai figli, continua gli intenti del fondatore. 


Bianca Bianconi al centro, alla sua sinistra il poeta Pablo Neruda



lunedì 4 settembre 2017

UNA GITA A VINCI NEL 1906. APPUNTI E SEGNALAZIONI DI UN VIAGGIATORE

 UNA GITA A VINCI NEL 1906
Appunti e segnalazioni di viaggio 

Vinci merita uno speciale ricordo, perchè all'incanto della sua giacitura, alle memorie storiche de' tempi lontani, può unire anzitutto il vanto di aver dato i natali ed il nome ad un genio meraviglioso, a quel sommo Leonardo che, nell'arte come nelle scienze, raggiunse l'apogeo della gloria. La famiglia di Ser Piero da Vinci, notajo fiorentino che fu padre di Leonardo, ebbe nel castello e nei dintorni diversi possessi dei quali è notizia negli antichi catasti; ma se non può stabilirsi in modo assoluto il luogo dove quel genio venne alla luce, è pure da accogliersi come più probabile la supposizione che nella sua infanzia egli abitasse nella località chiamata Anchiano, dov'erano una casa e due poderi appartenenti fin da tempo remoto alla sua famiglia. La chiesa di S. Croce a Vinci non ha importanza di sorta; in compenso merita di essere visitato il leggiadro oratorio della SS. Annunziata dov'è una tavola che è stata soggetto di molti e contradditorî giudizi intorno alla sua attribuzione: l'Annunciazione che oggi si è concordi ad assegnare a Fra Paolino da Pistoja.

La vecchia e cadente rocca di Vinci, forte maniero, un giorno dei signori d'Anchiano consorti degli Adimari, divenne dipoi fortilizio della Repubblica Fiorentina che ne accrebbe l'importanza. Oggi non è che una maestosa mole in isfacelo, che serve di malsicuro e meschino asilo a povere famiglie di braccianti.

Guido Carrocci, 1906
da:  Il Valdarno da Firenze al mare
 

domenica 6 agosto 2017

A PASSEGGIO PER VINCI NEL MAGGIO 1950. APPUNTI DALLA CRONACA DI UNA GITA NEL PAESE DI LEONARDO.

A PASSEGGIO PER VINCI NEL 1950, IN CERCA DI LEONARDO E DI UN NIBBIO
Alcuni appunti dalla cronaca di una passeggiata per Vinci nel maggio 1950.

Come sovente avviene, cercando altro materiale, ci siamo imbattutti in una bellissima pagina di un giornalista toscano, un cronista del tempo, venuto a Vinci per raccontare ai suoi lettori le impressioni  e le suggestioni di una gita nel paese di Leonardo. Si sono scelti tre piccoli brani, che fanno riflettere su quello che era il paese alla fine della seconda guerra mondiale, su quello che è stato fatto e su quello che probabilmente c'è ancora da fare, secondo la sensibilità, gli usi e le esigenze dell'uomo di oggi.

Che poi Leonardo sia nato a Anchiano, anche questo non è sicuro. Sono stato su a Anchiano. La casa è solitaria: la porta è aperta, le finestre spalancate, e una bambina con il fiocco nei capelli e la vestina sporca è scappata via impaurita. « La fotografia ce l’ho di già» m’ha gridato correndo lungo il viottolo: e così non ho potuto dare neppure un’immagine di vita a quelle mura disabitate.
All’interno le stanze sono vuote, anche se il cammino quattrocentesco ha i segni di fuochi recenti. Sulle pareti qualche scritta a lapis « conigli 16», «macinati sacchi 6»; e qui « Giorgio e Luisa Bini di Viareggio insieme al fido Gaetano in visita omaggio ai luoghi in cui vide la luce il genio universale di Leonardo. 11 maggio 1948»; e qui ancora « 16 giugno alle ore 11»: o che è successo alle 11 del 16 giugno? Su una porta, delle parole in tedesco «Belegt ccmm 21 Juli, bis: Sterbsgetf. Gaiel». Sono forse i soldati che poi ricompensarono l’ospitalità con la cannonata che ha sfondato l’ala destra della casa?
Alcune stanze sono dipinte di rosa, di verde cupo, una di un celestino chiaro chiaro, così come si usa nelle case di campagna. La casa in verità fu abitata dai contadini che coltivavano il fondo, fino a qualche anno fa, quando il proprietario, conte Rasini di Castel Campo, costruì vicino una nuova casa colonica e dell’altra fece dono al Comune di Vinci. Fu abitata durante la guerra : « Ci siamo sfollati noi» m’ha detto la bambina prima di scappare via; che pena scoprire che a quell’età sapeva già che cosa significava « sfollare» .




Quella di Vinci è una ben singolare condizione. Senti dovunque la presenza di Leonardo: nei discorsi della gente, tutta espertissima e che ti sa dire vita e morte dell’illustre concittadino, è nell’aria stessa che circola tra le mura vecchie e nuove. In Piazza Leonardo puoi bere qualcosa al caffè Leonardo; dormi all’albergo Leonardo e mangi alla trattoria Leonardo, dove l’autoritratto di Leonardo domina le pareti in mezzo alle oleografie della Cavalleria, dell’Otello e della «Boheme». Ma Leonardo dov’è? Dateci un solo documento, un cimelio, un sassolino che sia di lui, e moriremo più felici.

  


Ma insomma non facciamo tante storie. Vinci ha dato i natali a Leonardo e questo basti. Tempo fa due studentesse francesi mi chiedevano dove era nato Leonardo da Vinci: il « da Vinci» l’avevano preso per un cognome. Questo non va bene; tutti sanno che l’Assisi di San Francesco, l’Aquino di San Tommaso o l’Urbino di Raffaello sono località e non cognomi; non è giusto che il Vinci di Leonardo sia così misconosciuto, anche se in realtà il « da Vinci» fu assunto come cognome dalla famiglia di Leonardo, fino a perdere poi il «da» al tempo della rivoluzione francese. Giorni or sono, inoltre, al congresso del volo verticale ( ma perché «verticale»? Gli elicotteri forse si muovono solo verticalmente come gli atomi di Leucippo?), apertosi a Milano proprio sotto l’eliporto Leonardo da Vinci, un oratore disse: « Qui, nella patria di Leonardo….». Piano: non facciamo, come al solito, tutto mio. A Vinci è la patria di Leonardo e a Vinci s’ha da venire.

Sergio Lepri da “ Su è giù per Vinci e Anchiano in cerca di Leonardo e di un nibbio” Vinci , 4 maggio 1950,