martedì 5 gennaio 2010

LA BEFANA E' UNA STREGA O UNA VECCHINA BUONA ?

La Befana "buona" di San Pantaleo, 2008
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6 gennaio
L’EPIFANIA, FESTA DEI BAMBINI
E DELLA STREGA DI NOME “ BEFANA

.... ma la Befana
è una strega cattiva o una vecchina buona ?
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Nella civiltà contadina non era d’uso l’albero di Natale, né tanto meno la tradizione dei regali, a differenza di quanto avveniva nelle città. Anche il presepe tradizionale toscano, con le statuine di gesso, dalle chiese entrava nelle case rurali solo molto tardi, nella metà del secolo scorso.
La vera festa dei bambini era l’Epifania, quando a portare i regali ci pensava
la Befana, mitico personaggio con l’aspetto della strega, di solito benefica. Arrivava di notte e riempiva di dolci e regali le calze appese dai bambini alla cappa del camino di cucina.
Esisteva tuttavia anche una befana “cattiva” e brutta, dai tratti arcigni, una sorte di “giudice supremo” che distribuiva “carbone” o peggio, ai bambini cattivi, come è ricordata in una famosa ninna nanna locale.
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Ninna-nanna, nanna oh,
il bambino a chi lo do?
lo darò all’omo nero
che lo tenga un anno intero
lo darò alla befana
che lo tenga una settimana,
darò alla su' mamma
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oppure l’altra, di una Befana dispettosa al punto tale da sorprendere i bimbi nel sonno per volerli bucare …
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Befana Befana non mi bucare
ché ho mangiato pane e fave
e ci ho un corpo duro turo
che mi suona come tamburo
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Nella notte dell’Epifania i bambini, oltre ad appendere la calza sotto il camino, erano soliti mettere un panierino di fieno oppure una catastina di legno, al posto del Ceppo bruciato, per il ciuchino della Befana. La Befana era una festa intima e familiare, giocata interamente sulle emozioni dei bambini. Per aumentare la tensione, la mamma o qualche altro parente poteva anche divertirsi a tirare dei “chicchi” dal camino, sostenendo che era la Befana.


La rievocazione della Befana Vinciarese, 2007

La “biografia” della Befana è oggetto di una profonda revisione da parte di antropologi e storici.
Non v’è dubbio che la Befana rappresenti una strega, che oltre a servirsi del ciuchino, può addirittura volare sulla scopa. Nei paesi europei nordici, la notte della Befana bruciano ancora il fantoccio di vecchie donne, a conferma pertanto di un richiamo alla caccia alle streghe e ad una certa forma di ostilità nei confronti delle donne. Ancora nella Firenze del XVIII e XIX secolo i fantocci delle Befane venivano posti lungo alti pali e trascinati per le vie della città, con urli e schiamazzi di “ragazzacci” al seguito e correlativi scontri fra le “befanate” che provenivano dai vari quartieri. Alle finestre venivano esposte dalla famiglie, in senso scaramantico, immagini di vecchie donne e streghe, il tutto in mezzo alle libagioni e bevute di popolo nelle varie osterie ( G. Conti “Firenze Vecchia” 1799-1859).
Nelle descrizioni e racconti dei primi dell’Ottocento la Befana viene pertanto descritta bruttissima e arcigna, tale da incutere ribrezzo e paura, come nella ninna nanna locale.
Solo più tardi, con il recupero anche della figura della “madre” come “prima educatrice”, nell’ambito di nuove politiche pedagogiche di fine ottocento
( il cd. “secolo dei fanciulli), la Befana diventa la “vecchina” o la “fatina”, un personaggio certamente più simpatico e meno imbarazzante per le donne.
Lo stato fascista, prima, e quello repubblicano , poi, istituivano infine la Befana – un pacco pieno di doni - per i bambini delle famiglie più bisognose. Come era d’uso anche a Vinci, con la “Befana del Comune”, fino alla fine degli anni sessanta.
Ciò nonostante nell’immaginario dei bambini è rimasta l’immagine della “ vecchia” fatina che distribuisce i doni per i bambini più buoni. Di tutte le altre Befane, compresa quella “originaria” brutta sporca e cattiva, non resta ormai più traccia, almeno fino a poco tempo fa.


La strega della Via di Caterina, 2008
nell'interpretazione dell'attrice Katia Frese.
Chi vorrebbe mai bruciare una strega come questa ?
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Solo da tre anni, proprio in una frazione del Comune di Vinci, Vitolini, si assiste a questa duplice e contraddittoria versione della Befana, che prima viene invocata ed invitata a portare dolci e calze ai bambini e poi viene fatta esplodere e bruciare in segno scaramantico, non senza un po’ di perfidia, in mezzo all’ilarità del pubblico. Così sono assicurate tutte quante le versioni della Befana, per alcuni buona, per gli altri cattiva.
Al di là delle tradizioni da rispettare, sinceramente non vorremmo più assistere ad alcun rogo, seppur simbolico, soprattutto se ci sono di mezzo i nostri bambini !!!
Dalla scheda di Natale a San Pantaleo, 2007
a cura di Nicola Baronti per la Dama di Bacco

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