sabato 22 maggio 2010
VINCI 22 MAGGIO 2010, INAUGURAZIONE DEL NUOVO MUSEO LEONARDIANO
venerdì 21 maggio 2010
UNA GIORNATA STORICA, RIAPRE LA ROCCA DEI CONTI GUIDI A VINCI
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Il Museo Leonardiano riapre nel suo massimo splendore ed invita tutti quanti a scoprire le nuove sale e gli allestimenti ancora più ricchi e completi. Per due giorni, l’ingresso sarà gratuito con possibilità di visite guidate. Il taglio del nastro è previsto per le ore 17,00.
I nuovi lavori di restauro e ristrutturazione hanno permesso l’abbattimento di molte barriere architettoniche consentendo la possibilità di accesso ad un maggiore numero di persone.
La sorpresa più bella: si potrà tornare a sonare il Campano e a godere della vista dalla terrazza panoramica posta sulla sommità della Rocca.
Una giornata senza dubbio storica per la città di Vinci.
Per saperne di più e guardare la nuova e originale campagna pubblicitaria del museo: www.museoleonardiano.it
Domanda: Leonardo sarebbe stato oggi un hippy ? un radical chic ? ... oppure un modaiolo impenitente ? Sicuramente lo scoprirà chi verrà a Vinci !
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giovedì 20 maggio 2010
Vinciaresi per l'Italia nel nome di Leonardo
. LANCIANO (CHIETI), 22 MAGGIO 2010 ore 18Aula Magna del Palazzo degli Studi
per gli Incontri con l’Autore nell’ambito di
BIBLOSìa
Presentazione del volume
“Leonardo Infinito”
di Alessandro Vezzosi
(con la collaborazione di Agnese Sabato
e l’introduzione di Carlo Pedretti)
Edizioni Scripta Maneant,
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“Leonardo infinito” documenta e ricostruisce in 416 pagine di grande formato, in maniera sistematica e originale, “tutto Leonardo”, ovvero quell’intreccio e quella molteplicità in cui interagiscono le diverse discipline e dimensioni della creatività e della conoscenza, percorse così brillantemente dal genio vinciano.
Il volume si conclude con l’acrostico su Leonardo, composto dal grande poeta Edoardo Sanguineti, scomparso proprio l'altro ieri, per un’opera-dialogo progettata con l’artista Marco Nero Rotelli, destinata al Museo Ideale Leonardo Da Vinci.

Vinciaresi a giro per l'Italia
sabato 8 maggio 2010
IL MAGGIO DEL MONTALBANO, RICORDO E TRADIZIONE DI UNA FESTA
E’ d’obbligo ricordare la lapide del vino di Collegonzi, nella quale si legge:
“ Cosimo de’ Medici a Calendimaggio prendeva da questi colli due volte fertili lo squisito nettare per le sue gioconde libagioni”
Che dire? Ha detto tutto quanto l’ignoto autore dell’epigrafe lapidea.
E pensare che per un certo tempo la tradizione del vino a Vinci era stata quasi dimenticata per una propensione - soprattutto dagli anni cinquanta dello scorso secolo - per l’attività manifatturiera ritenuta più remunerativa rispetto a quella agricola con correlativo spopolamento delle campagne.
L’importanza del vino di Vinci e di Cerreto per le mense di Firenze è significata dall’editto granducale del 1637 con il quale si vietava che il vino di queste terre potesse essere venduto verso Pisa, sanzionando tutti coloro che venivano trovati a trasportare il vino con le spalle verso Fiorenza, prevedendo addirittura il sequestro del navicello, se trovate imbarcazioni cariche di vino a navigare lungo l’Arno verso Pisa.
Probabilmente al nostro vino è mancata la nobilitazione da parte dei poeti ( per esempio il Redi che ricorda il vino di Lamporecchio) o quella ufficialità granducale, come per il Carmignano – prodotto sempre del Montalbano – famoso per il bando granducale con il quale si creavano le prime antesignane delle odierne denominazioni d’origine.
Certo è che, a Calendimaggio, il Granduca si faceva mandare il vinnovo da queste terre per allietare la propria mensa ( si deve inoltre rammentare che il Casino di Caccia di Calappiano fu costruito unitamente alla più famosa e rinomata Villa dei Cento Camini, la Ferdinanda, di Artimino).
domenica 2 maggio 2010
Salvatico è quello che si salva
per la tutela e la salvaguardia della valle del Vincio
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LA CARCIOFATA DEL 2010
CON I CARCIOFI DI SAN PANTALEO
CON ACCOMPAGNAMENTO DEI VINI
a cura
Via di San Pantaleo, 24
Tel. 0571 56009 www.ilvincio.it
I CARCIOFI DI CATERINA,
STORIA E TRADIZIONE DEL MAGGIO
A VINCI E SUL MONTALBANO
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Conversazione
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IL MAGGIO DEL MONTALBANO, RICORDO E TRADIZIONE DI UNA FESTA

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La traccia più antica della festa del Calendimaggio (ovvero dei primi giorni del maggio) si ritrova negli statuti medievali dell’antico comune di Vitolini (1387).
Il primo maggio, il Notaio dei danni dati (ovvero la guardia del Podestà, il CAMPAIO secondo il soprannome dato dai contadini della Via di Caterina) doveva recarsi sulla sommità del campanile del Castello di Vitolini e legare fermamente ad esso un ramoscello di olivo. Inoltre doveva legare e fermare un ramoscello di quercia o di altro albero nel palazzo del comune, fermo restando che se sarebbe rimasto inadempiente avrebbe pagato la sanzione di 20 fiorini. ( cfr. Paolo Santini - Melania Minacci Vitolini. Mille anni di storia all'ombra del campanile, La Compagnia degli Ortacci, 2007) Si tratta di un riferimento importante non solo alla storia del posto, con una disposizione statutaria caratteristica del luogo non riprodotta in altri statuti, che indica comunque un uso antichissimo ( bona campestrue) legato ancora oggi agli auspici e scaramanzie riferibili all'olivo benedetto
L’olivo è pianta tipica del Montalbano e forse la coltivazione più pregiata, a cui la gente del posto è chiaramente devota. Il gesto del Campaio di Vitolini richiama l’uso dei vecchi contadini di utilizzare il ramoscello d’olivo per benedizioni urgenti in casi di temporali improvvisi, senza considerare il valore dell’olio nella stregoneria, per esempio al fine di togliere il malocchio. Quindi si tratterebbe di un gesto scaramantico per scongiurare tempeste e grandine e salvaguardare le colture più preziose per la vita del luogo. Un filo comune lega quindi l’antica festa statutaria a gesti frequenti della tradizione contadina tesi ad umanizzare ed esorcizzare l’incertezza e la paura per la perdita del futuro raccolto.
All’olivo e all’antico uso campestre si collega probabilmente la tradizione comune ad altri luoghi di benedire i campi per il giorno della Croce ( 3 maggio che rievoca l’invenzione ovvero il ritrovamento della Santa Croce) con le croci con il giglio, ovvero intrecciando due bastoncini con il giglio e i rametti d’olivo benedetto nel giorno della domenica delle palme.
Si tratta chiaramente di una cristianizzazione di una festa pagana, maggiormente evidente nelle feste del Perdono e nelle Rogazioni, feste penitenziali che precedevano l’Ascensione, quando il prete detta la messa, alle prime ore del mattino per non sottrarre tempo al lavoro, si avventurava in processioni talvolta lunghe di chilometri per la campagna a benedire i campi, soffermandosi agli oratori, tabernacoli o cippi predisposti dai contadini per le speciali benedizioni contro i temporali, le guerre e le disgrazie, a difendere la vita degli uomini da un Dio che c’impaurisce in ogni luogo.
Fermatosi in un punto del tragitto, il sacerdote alzava la croce e rivolgendosi ai quattro punti cardinali, recitava l’invocazione contro “A folgore et tempeste, A peste, fame et bello” a cui i fedeli rispondevano Libera nos Domine



